A CASA SPONGE LA COLLETTIVA “OLTRE L’ULTIMO CIELO”

Fino al 21 settembre Casa Sponge, rifugio per artisti e laboratorio di creatività che si trova a Pergola (PU), ospiterà Oltre l’ultimo cielo, la prima tappa di un progetto ben più ampio e articolato che si svilupperà nel tempo. I visitatori possono già partecipare alla mostra collettiva che coinvolge artisti italiani e internazionali: Nobuyoshi Araki, Mario Consiglio, Antonello Ghezzi, Stefania Galegati, Giovanni Gaggia, Davide Mancini Zanchi, Gedske Ramløv, Michele Alberto Sereni, Grazia Toderi e Massimo Uberti . Dieci talenti chiamati a confrontarsi con il concetto di confine, oggi sempre più segnato da separazioni fisiche, culturali e simboliche.

Perché Oltre l’ultimo cielo

Oltre l’ultimo cielo nasce dal desiderio di Casa Sponge – presidio rurale e decentrato dell’entroterra marchigiano – di restituire al cielo la sua funzione immaginativa e collettiva. In un presente segnato da guerre, sorveglianza e fratture, la mostra riafferma il ruolo dell’arte come atto necessario e partecipativo, capace di connettere la dimensione locale – la terra che abitiamo – a quella globale, rappresentata da un cielo che ci sovrasta, senza confini né barriere.

Il titolo, Oltre l’ultimo cielo, prende ispirazione da un verso del poeta palestinese Mamūd Darwīsh, e si inserisce nel solco di una riflessione avviata da Casa Sponge nel 2020, in occasione del progetto Cielo riservato al Cielo di Gabriele Germano Gaburro. In quell’occasione, Casa Sponge promosse una raccolta firme per istituire simbolicamente una no-fly zone sopra la propria sede: un gesto poetico e politico per rivendicare un cielo libero, non sorvegliato né violato. Da quella azione prende forma un’indagine più ampia: il cielo come spazio conteso e condiviso, soglia tra terra e infinito, luogo di tensione, desiderio e possibilità.

La mostra, curata da Francesco Perozzi e Marcella Russo, si articola negli ambienti domestici e naturali di Casa Sponge, proponendo un percorso che intreccia architettura e paesaggio. Le opere sono unite da una tensione ascensionale che invita a sollevare lo sguardo, componendo un unico gesto collettivo. Un’ascesa simbolica – dalla terra al cielo – che non è fuga, ma forma di resistenza poetica e politica.

Le opere e gli artisti a Casa Sponge

Il percorso si apre con l’intervento di Mario Consiglio, che intercetta le aperture architettoniche della casa trasformandole in soglie visive: interstizi tra il dentro e il fuori, tra ciò che si mostra e ciò che si sottrae. Il suo intervento richiama l’interiorità dello sguardo, ponendo il visitatore di fronte a se stesso e alla propria responsabilità nel definire ciò che vede.

Nello spazio del giardino l’installazione del duo Antonello Ghezzi accoglie il visitatore con un segno che orienta lo sguardo verso l’alto mentre avvolge oggetti del mondo quotidiano, evocando l’appartenenza a una comunità cosmica, ampia e invisibile, al di là di ogni frontiera disegna o appartenenza identitaria imposta.

Salendo tra le stanze, lo sguardo si frammenta in visioni plurali: Michele Alberto Sereni  ricerca, tra le pieghe del frastuono urbano, margini intatti, fenditure contemplative che aprono varchi non ancora invasi dal pensiero. Nobuyoshi Araki, in un movimento contrario, lascia che sia la luce a farsi corpo e  a irrompere verso l’obiettivo, trascinando con sè un’energia inquieta e tenera insieme.

In uno degli ambienti, Giovanni Gaggia presenta un ricamo su coperta, frutto di un processo collettivo avviato a Pergola e ancora in corso. Un’opera sospesa, nata da una domanda ricamata in arabo, che trasforma il gesto della cura in atto di relazione e attesa: Com’è il cielo in Palestina?.  Per la prima volta, Gaggia – fondatore di Casa Sponge – espone all’interno dello spazio che ha creato e curato per anni. Una scelta simbolica compiuta in via eccezionale per l’urgenza del tema, che lo porta a farsi testimone attivo di una riflessione collettiva.

Poco discosto, gli scatti di Gedske Ramløv evocano un cielo interrotto, che si manifesta solo per brevi spiragli: ombre d’uccello si stagliano in movimenti su pareti chiuse, restituendo l’impressione di un volo trattenuto, fragile e muto. Nello spazio del sottotetto, Stefania Galegati  presenta un video che raccoglie frammenti di voci, desideri e visioni emerse durante il lockdown: un coro disordinato e toccante, che si alza come un pensiero necessario.

Al centro della casa, tra cucina e soggiorno, le opere di Davide Mancini Zanchi e Grazia Toderi aprono fenditure nello spazio abitato, disgregando la materia e orientando lo sguardo verso l’altrove. Zanchi elabora costellazioni minime e disorientanti, sparse nello spazio siderale; Toderi spinge lo sguardo nelle aree più remote, alle quali però corrisponde un ritorno intimo, legato alla vita, alle sue infinite possibilità e a ciò che − anche nella distanza più estrema −  continua a parlarci di casa.

A guidare il visitatore per tutto l’attraversamento, una serie di piccole opere disseminate negli spazi della casa e firmate da Massimo Uberti agiscono come tracce silenziose, presenze quasi impercettibili che accompagnano e preparano la risalita finale. Il cammino culmina infatti all’esterno, dove Uberti lascia sospesa, sulla sommità del colle di Mezzanotte, la sua installazione più prossima al cielo: un’altalena rivestita in foglia d’oro, posta come soglia concreta e simbolica tra la terra e l’infinito.

Informazioni 

OLTRE L’ULTIMO CIELO

Casa Sponge, Via Mezzanotte 84, Pergola (PU)

A cura di Francesco Perozzi e Marcella Russo

Fino al 21 settembre 2025

Visite solo su prenotazione: tel 339 4918011; e-mail spongecomunicazione@gmail.com