ROMINA BASSU – PANOPTICON

Studio SALES di Norberto Ruggeri è lieto di presentare la terza mostra personale in galleria di Romina Bassu (Roma, 1982) che vive e lavora a Roma.

Per questo nuovo progetto l’artista ha concepito un nucleo organico di opere che indagano temi da sempre a lei cari ma sviluppati in questa occasione da una angolazione differente.

Come scrive Manrica Rotili, curatrice della mostra, nel testo critico che la accompagna:

Il controllo subdolamente oppressivo dello sguardo oggettivante, interiorizzato e automatizzato, lo sdoppiamento dell’io femminile, il perturbante: questi i temi cardine sui quali si incentrano i lavori della terza personale di Romina Bassu a Studio SALES di Norberto Ruggeri a cura di Manrica Rotili.

Un panottico è un edificio in cui si trova un dispositivo di sorveglianza centrale capace di tenere sotto controllo lintera area. Questo schema, spesso applicato alle carceri, genera un meccanismo di potere e controllo invisibile. Chi osserva dalla torre centrale può monitorare tutti senza essere mai visto, mentre chi viene osservato applica una sorta di auto-sorveglianza e di auto-controllo nel dubbio di essere visto e quindi punito.
Romina Bassu suggerisce un concetto analogo sul piano simbolico, rievocando lidea di auto-sorveglianza: le donne, come i detenuti di un Panopticon, hanno storicamente subito un costante controllo dello sguardo, lo sguardo maschile. Questa condizione ha portato inevitabilmente all’interiorizzazione di tale controllo con una conseguente frattura dell’io femminile: la donna arriva a considerare nella percezione del proprio sé sia un sorvegliante che un sorvegliato.

La mostra fa parte di TUTTACITTÀ, un evento collettivo e comunitario che riunisce per la prima volta 32 gallerie d’arte romane che saranno aperte al pubblico per tutto il secondo weekend di maggio con inaugurazioni, eventi speciali e talks.
L’evento TUTTACITTÀ è stato realizzato con la partecipazione di Museo Macro.
Un ringraziamento speciale va ad American Academy in Rome e Soho House Roma.