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La mostra Rothko a Firenze a Palazzo Strozzi ripercorre l’intera evoluzione di Mark Rothko, dagli esordi figurativi fino alle celebri campiture di colore che definiscono la sua maturità. Il percorso mette al centro il rapporto tra colore, spazio ed emozione, trasformando la pittura in un’esperienza immersiva e contemplativa.
Fondamentale è il legame con Firenze, nato dai viaggi dell’artista in Italia e dal confronto con Beato Angelico e Michelangelo, che influenzano profondamente la sua visione. La mostra si estende anche al Museo di San Marco e alla Biblioteca Laurenziana, creando un dialogo diretto tra arte moderna e architettura rinascimentale.
Nel suo esito più radicale, l’opera di Rothko supera la rappresentazione per diventare ambiente, invitando lo spettatore a entrare in uno spazio mentale ed emotivo costruito attraverso il colore.

Bernd & Hilla Becher

Alla Fondazione MAST di Bologna, «Bernd & Hilla Becher. History of a Method» presenta oltre 350 fotografie che raccontano un approccio rigoroso e sistematico alla fotografia. Attraverso tipologie e griglie visive, i Becher trasformano l’architettura industriale in un linguaggio formale capace di ridefinire i canoni della rappresentazione. La mostra ripercorre un metodo che, tra oggettività e visione, ha influenzato profondamente la fotografia contemporanea, dimostrando come la disciplina possa diventare identità.

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Ruth Orkin non scattava foto: dirigeva film con una Leica. Da Los Angeles a New York in bici nel ’39, fino ai fischi di Firenze nel ’51 con “American Girl in Italy”. A Palazzo Pallavicini, Bologna, dal 5 marzo al 19 luglio 2026, 187 immagini raccontano la sua fuga dal sogno hollywoodiano mancato. Curata da Anne Morin, l’antologica più grande in Italia su una donna che rese il tempo illusione pura.

Opus in fieri, particolare opera di Iemmi Palazzo da Mosto Copyright © 2026 Gianluca Piroli

Opus in fieri a Palazzo da Mosto è una doppia personale che mette in dialogo Federico Branchetti e Fabio Iemmi in un vero cantiere mentale sulla materia. Tra scultura, disegno e installazione, i due artisti esplorano gravità, peso e vibrazione trasformando il museo in un luogo di processo, rischio e trasformazione continua, sotto la cura di Greta Martina per Fondazione Palazzo Magnani.