EMILIANO ALFONSI

Incontrare Emiliano Alfonsi ha rappresentato per me un’occasione speciale, un’opportunità. Un incontro casuale ma scritto chissà da chi nella storia di entrambi, ce lo siamo detti tante volte io ed Emiliano e ci siamo convinti, strada facendo, che è andata proprio così.

La potenza espressiva delle opere di repertorio di Alfonsi già mi suggerivano che non sarei uscita indenne da quell’incontro, che la forza attrattiva delle sue tavole avrebbe catturato molto più della mia semplice attenzione o ammirazione.

Ritorno ad osservarlo e non mi spiego a quale epoca appartenga una mano così perfetta, così equilibrata ed onesta, se a un periodo storico o se, per i tratti innovativi, alla contemporaneità.

Alfonsi mi racconta, al pari di un antico maestro di bottega, il minuzioso lavoro preparatorio che precede l’opera d’arte, e sembra quasi un miracolo che egli compia tutto da solo. La straordinarietà della sua tecnica ha fatto sì che nella mia mente nascesse “Sinopie” ,un progetto nato dopo aver compreso e studiato l’arte del maestro spoletino nella sua completezza tecnica e figurativa, e vuole essere un percorso all’inverso proiettato verso l’interno, che toglie piuttosto che aggiungere, che elimina tutti quei fronzoli verbali e figurati che ci limitano per far sì che l’osservatore non si fermi a ciò che vede ma rimanga attratto dalla potenza espressiva che emanano, fino al punto da spingersi a voler toccare con le mani la tavola dipinta, scorrere il dito sulla superficie sottile e morbida, cipriata dall’odore penetrante e caldo che avvolge e invita al sogno ed iniziare così un cammino onirico fra simboli e rimandi.

Silentium | Tempera e oro zecchino su tavola 30×30 cm 2020

UPigmento_427 bruno hawana | Tempera e oro zecchino su tavola 30×30 cm 2023

L’inedito di Sinopie, pigmento 278 terra di Siena bruciata, rappresenta la Rubedo, la fase alchemica della sublimazione, dell’unione femminile e maschile, della luce e delle ombre, è il compimento finale delle trasmutazioni chimiche, che si espleta nella fenice.

Il bellissimo volto di Francesco Bondì e incorniciato in quella amorfa e corta chioma che si libera d’improvviso con un impeto autonomo nel ciuffo e nei baffi e con un andamento serpentino si dimenano nello spazio come colti da una scossa improvvisa. La capacità di Emiliano di strappare da dentro la verità, quella verità che spesso nascondiamo anche a noi stessi, o quella che vorremmo gridare ma ci manca il coraggio, trova la sua espressione visiva nell’opera pigmento n. 427 a cui presta il volto Drusilla Foer.
Ritratta di fronte, con lo sguardo dritto verso lo spettatore, quasi a dire “io sono”, la bocca socchiusa che sembra suggerire il respiro, il suo bel volto è incorniciato da una amorfa chioma bianca che si libera agli estremi come una trama arborea la quale genera un ulteriore cornice al volto che è di una bellezza sconvolgente; in un bagno di viola, livido come un calice di sangue.

Opera 26 stilisticamente e di disarmante bellezza colpisce non solo per il nitore ritrattistico, quella pelle bianca a tal punto da confondersi e amalgamarsi col bianco del fondo, salda e compatta come una piccola statuina fittile d’avorio, un antico monile religioso da cui però, con una vibrazione del tutto estranea, indipendente, si dipartono ciocche di capelli dalla folta chioma corvina che, come serpenti in cerca di autonomia o lingue di frusta dal sapore marcatamente liberty sprigionano energia, quella stessa energia compressa, quasi rinchiusa nel corpo di lei.

Sinopie, questo meraviglioso progetto, ha già iniziato il suo lungo percorso espositivo a Palermo presso il Museo Regionale Riso, successivamente sarà al Museo diocesano di Agrigento, poi Caltagirone, presso il Museo Diocesano. A marzo Sinopie arriverà a Roma da dove si sposterà in altre città italiane.

Carmen Bellalba

Deceptio-inganno | Tempera e oro zecchino su tavola 57×57 cm 2018