Mattia Moreni L’antologica di Bologna 1965 | Arsfolio

Mattia Moreni, Nuvola Bianca, 1958 Olio su tela, cm 130 × 180 Ravenna, collezione privata

Arsfolio | Arte contemporanea

Mattia Moreni. La pittura come atto necessario

Una rilettura critica tra memoria, visione e linguaggio pittorico nel cuore dell’arte italiana del secondo Novecento.

Ci sono artisti che rappresentano un’epoca. E artisti che la mettono in crisi. Mattia Moreni appartiene alla seconda categoria. Non ha mai cercato l’armonia del sistema, ma il suo attrito. Non ha mai addolcito l’immagine del mondo, l’ha attraversata. La sua pittura non consola, non decora, non accompagna. Interroga. Spinge. Disturba. Vive.Moreni non è un autore “comodo”. È un artista che lavora sul conflitto tra uomo e realtà, tra corpo e ambiente, tra natura e cultura, tra immagine e verità. La sua opera è attraversata da una tensione permanente che non cerca equilibrio, ma consapevolezza. Una pittura che non racconta il mondo ma lo mette in discussione.È per questo che, ancora oggi, la sua voce non appare storicizzata ma attuale. Non come memoria, ma come linguaggio vivo. Non come testimonianza, ma come strumento critico.Dal 30 gennaio al 31 maggio 2026 il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna presenta Mattia Moreni. L’antologica di Bologna, 1965, mostra a cura di Claudio Spadoni e Pasquale Fameli, parte del progetto espositivo MATTIA MORENI. Dalla formazione a “L’ultimo sussulto prima della grande mutazione”, il più ampio mai dedicato all’artista.Non un omaggio celebrativo, ma una rilettura strutturale di una figura centrale e irregolare dell’arte italiana del secondo dopoguerra. Un percorso diffuso tra Romagna e Bologna che attraversa quarant’anni di ricerca, restituendo al pubblico la forza e l’attualità di una delle voci più potenti e meno addomesticabili del Novecento italiano.La tappa bolognese al MAMbo si inserisce nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 e riprende e reinterpreta la storica antologica del 1965 curata da Francesco Arcangeli, la prima personale di Moreni in un’istituzione pubblica italiana.Quella mostra fu una presa di posizione critica. In un contesto segnato dalla morte di Giorgio Morandi e dall’affermazione internazionale della Pop Art, Arcangeli utilizzò Moreni per affermare una visione alternativa, fondata sulla soggettività, sull’esperienza esistenziale, sulla centralità del gesto pittorico. È in questo quadro che nasce la nozione di “libero realismo moderno”.I cicli dei cartelli e delle angurie diventano il cuore di questa ricerca. I cartelli come segnali drammatici e presagi inquieti. Le angurie come metafore del trauma esistenziale e del conflitto tra uomo e ambiente, in opposizione radicale all’oggetto seriale e neutro della Pop Art.La mostra nella Project Room del MAMbo presenta undici dipinti selezionati tra quelli esposti nel 1965, costruendo un percorso sintetico ma rappresentativo. L’itinerario si apre con Il giardino delle mimose del 1954 e si chiude con Ah! La povera anguria dell’estate del 1964, creando una struttura antologica compatta e coerente.Il progetto complessivo rappresenta un’occasione unica per riscoprire un maestro scomodo, potente, necessario. Moreni non è un autore del passato. È un artista che parla al presente, perché lavora sulle fratture, sulle crisi, sulle mutazioni. Sulle zone instabili dell’umano.La sua pittura non rassicura. Non semplifica. Non addomestica. Esiste. Resiste. Interroga. E proprio per questo, oggi più che mai, è necessaria.

Gianluca Piroli

 

Mattia Moreni, A tutti i maldestri del mondo: amitiè, 1960Olio su tela, cm 162 × 130 Modena, collezione privata
Mattia Moreni, A tutti i maldestri del mondo: amitiè, 1960 – Olio su tela, cm 162 × 130
Modena, collezione privata

Some artists represent an era. Others put it into crisis. Mattia Moreni belongs to the second category. He never sought harmony within the system, but its friction. He never softened the image of the world, he crossed through it. His painting does not console, decorate, or accompany. It questions. It pushes. It disturbs. It lives.Moreni is not a “comfortable” artist. He works on conflict: between human beings and reality, body and environment, nature and culture, image and truth. His work is driven by a permanent tension that does not seek balance, but awareness. A painting that does not describe the world but challenges it.That is why his voice still feels contemporary today. Not as memory, but as living language. Not as testimony, but as a critical tool.From 30 January to 31 May 2026, the MAMbo – Museum of Modern Art of Bologna presents Mattia Moreni. The Bologna Anthology, 1965, curated by Claudio Spadoni and Pasquale Fameli, part of the wider project MATTIA MORENI. From Formation to “The Last Jolt Before the Great Mutation”, the most extensive exhibition ever dedicated to the artist.This is not a celebratory tribute, but a structural rereading of one of the most central and irregular figures of postwar Italian art. A multi-site project across Romagna and Bologna that retraces forty years of research, restoring the power and relevance of one of the most intense and uncompromising voices of the Italian twentieth century.The Bologna stage at MAMbo is part of the institutional programme of ART CITY Bologna 2026 and reinterprets the historic 1965 exhibition curated by Francesco Arcangeli, Moreni’s first solo show in an Italian public institution.That exhibition was a critical statement. In a cultural climate marked by the death of Giorgio Morandi and the international rise of Pop Art, Arcangeli used Moreni to affirm an alternative vision based on subjectivity, existential experience, and the centrality of painting as a form of knowledge. This is where the idea of “free modern realism” emerged.The cycles of road signs and watermelons form the core of this research. The signs as dramatic warnings and disturbing presences. The watermelons as metaphors of existential trauma and unresolved conflict between humanity and environment, radically opposed to the neutral, serial object of Pop Art.The exhibition in the Project Room presents eleven paintings selected from the 1965 show, creating a concise but powerful itinerary. It opens with Il giardino delle mimose (1954) and closes with Ah! La povera anguria dell’estate (1964), forming a compact and coherent antological structure.The overall project offers a unique opportunity to rediscover a difficult, powerful, necessary master. Moreni is not an artist of the past. He is an artist of the present, because he works on fractures, crises, and transformations. On the unstable zones of the human condition.His painting does not reassure. It does not simplify. It does not domesticate. It exists. It resists. It questions. And for this very reason, today more than ever, it is necessary.

Gianluca Piroli

Mostra
Mattia Moreni. L’antologica di Bologna, 1965

Sede
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Project Room

Periodo
30 gennaio – 31 maggio 2026

Inaugurazione
29 gennaio 2026 ore 18.00 – 20.00

Ingresso
Intero €6 | Ridotto €4 | Ridotto giovani €2 | Gratuito Card Cultura
Ingresso gratuito 5–8 febbraio 2026 per ART CITY Bologna